ONJGT-–-Orchestra-Nazionale-Jazz-Giovani-Talenti

ONJGT

Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti

L’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti ONJGT è composta da 26 musicisti selezionati tramite concorso. Le audizioni si sono svolte presso la Fondazione Siena Jazz, i candidati erano stati selezionati precedentemente dai Conservatori di Musica. L’Orchestra ha poi provato presso il Teatro Puccini di Firenze, elaborando un repertorio di brani originali composti appositamente da alcuni dei massimi compositori italiani. In questo progetto la formazione dei giovani diventa la condizione per la produzione artistica e per la ricerca.

Ormai nei Dipartimenti Jazz dei Conservatori studiano musicisti eccellenti, spesso già impegnati nell’attività concertistica l’ONJGT è un sogno che ha origini lontane, un presente luminoso e un futuro da immaginare insieme. Troppi sono gli amici che vorrei ringraziare, nominerò solo il Direttore del Puccini Guelfo Guelf i, senza il quale il sogno sarebbe rimasto tale.

Paolo Damiani

Dicono di noi…

Formidabile spaccato di musicisti emergenti, riflesso del notevole sviluppo della didattica jazz nel nostro paese, l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti (ONJGT) riunisce quasi trenta jazzisti che sono attualmente studenti nei Conservatori e nelle istituzioni pareggiate come Siena Jazz e i Civici Corsi di Jazz di Milano.

Un vero e proprio “laboratorio musicale” che ha il suo punto di riferimento nel direttore musicale e artistico della band: Paolo Damiani, contrabbassista, violoncellista, compositore, ma anche didatta e organizzatore tra i più creativi del panorama europeo, mentre il perno organizzativo è rappresentato dallo storico Teatro Puccini di Firenze.

L’importanza del progetto è evidenziata anche dall’eterogeneità di chi lo sostiene, come Mibact, Miur, la Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica che hanno compreso di trovarsi di fronte a qualcosa di differente dalla classica orchestra jazz, cioè un vero e proprio ensemble del tutto anomalo nell’organico e ridefinibile a seconda dei brani da eseguire, in cui è rilevante la presenza di voci, chitarre e violini.

In sostanza, una formazione di “solisti organizzati” nel quale scrittura e improvvisazione (anche la più radicale) si armonizzano attraverso una disciplina di gruppo rigorosa, ma non frustrante, che opera in un contesto poetico pienamente jazzistico nell’estetica, nella prassi musicale, ma non subordinato alla grande tradizione americana della big band.

Maurizio Franco